Loading

Memoria, razzismo, e montagna

Oggi è il Giorno della Memoria, data in cui si ricordano “la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (Legge n. 211/00). La data coincide con quella della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, di cui quest’anno ricorre il 75esimo anniversario.

Riteniamo importante ricordare questi eventi nel clima attuale, in cui il 55% degli italiani considera giustificabile il razzismo (vedi qui >>> e anche qui >>>). Vogliamo farlo attraverso la figura di Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz e autore di Se questo è un uomo e La tregua.

Non molti sanno che Primo Levi era un grande amante della montagna. In un’intervista, lo scrittore raccontò che la sua passione per i monti “era un’assurda forma di ribellione”.

Tu fascista, mi discrimini, mi isoli, dici che sono uno che vale di meno, inferiore, ‘unterer’: ebbene, io ti dimostro che non è così. […] La montagna rappresentava proprio la libertà […] Forse c’era anche, oscuramente, un bisogno di prepararsi agli eventi futuri.

Nel 1943, Levi fu catturato dai Fascisti nei boschi della Valle d’Aosta, dove aveva organizzato una piccola banda partigiana, e deportato ad Auschwitz.

Sopravvissuto, Levi continuò a frequentare la montagna per tutta la vita. Nel libro Il sistema periodico, lo scrittore racconta una delle sue più belle avventure tra i monti, un bivacco in quota in pieno inverno. “Come faremo a scendere?” chiede Levi al compagno. “Il peggio che ci possa capitare è di assaggiare la carne dell’orso”, gli risponde l’amico, rassicurandolo. La carne dell’orso, cioè la notte gelida in parete. Continua lo scrittore:

[L’indomani] tornammo a valle coi nostri mezzi e al locandiere, che ci chiedeva ridacchiando come ce la eravamo passata, e intanto sogguardava i nostri visi stralunati, rispondemmo sfrontatamente che avevamo fatto un’ottima gita, pagammo il conto e ce ne andammo con dignità. Era questa, la carne dell’orso: ed ora, che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino.

(Foto di copertina: Primo Levi al Colle della Tournette, Valle d’Aosta, 1983, foto © Alberto Papuzzi)

(Informazioni tratte da https://www.montagna.tv/144003/primo-levi-e-la-montagna-libero-di-sbagliare/)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.